Quanto tempo deve stare a ogni seno? 5′ e 5′? O 10′ e 10′? O….

Hai un orologio quando inizi ad allattare? O ti tieni il conto dei minuti dal cellulare?
Quante preoccupazioni inutili assillano le neomamme… regole e regolette, preoccupazioni sul capire cosa vuole il bambino, se siamo brave mamme, se stiamo facendo la cosa giusta, e via dicendo…

Oggi ti parlo della spinosa questione “quanto tempo deve stare al seno il bambino“.
La faccenda sarebbe comica, salvo che in genere a una neomamma viene poco da ridere, anzi è più facile che sia alle prese con l’ansia da prestazione o mille dubbi, per colpa di questo annoso dilemma.

Infatti quando si è alle prese con il neonato, e questo mondo è nuovo e sconosciuto, tutte le nozioni propinate ai genitori come Verità Indiscutibili, se non trovano riscontro nella realtà, non fanno che aumentare l’ansia, la sensazione di essere inadeguate, e la ricerca spasmodica di qualcuno che chiarisca come accidenti funziona ‘sto pupo uscito senza il libretto delle istruzioni.
Vediamo allora di fare chiarezza.
Spesso fin da prima della nascita, qualcuno arriva e dice “il bambino/a deve stare al seno … minuti” o “una poppata deve durare … minuti“.
Perchè non ho messo un numero?

Perchè il numero varia a seconda delle correnti di pensiero. Chi ti dice “5 a sinistra e 5 a destra”, chi “10 e 10″, chi “15 e 15″. All’epoca dei miei figli andava molto anche il “7 e 7″, ma il massimo fu una mamma che mi disse che le avevano detto che la sua bambina doveva stare 15 minuti divisi equamente tra entrambi i seni, e a me venne spontaneo chiederle “e se non hai la lancetta dei secondi come fai?”.

Ma ha davvero senso pensare che il neonato, o anche il lattante più grandicello, debba avere un tempo fisso e predeterminato (da chi poi?) per stare al seno?

Cerchiamo di usare la logica.
Immagina quando tu ti metti a tavola con la tua famiglia o un gruppo di amici: vi sedete tutti insieme e diciamo che a tutti nello stesso momento viene messo il piatto davanti. Finite il piatto tutti nello stesso identico tempo? Impossibile. Ci sarà chi ci mette meno, e chi impiega più tempo.  Quando spiego questo concetto in ambulatorio, in genere guardo la mamma e il papà e chiedo la stessa cosa, e si mettono tutti e due a ridere commentando cose del tipo: “sì, per carità, lui/lei ci mette la metà del tempo mio” o “figurati, a me viene sonno a guardare lui/lei quando mangia”.

Se quindi è osservazione quotidiana il fatto che le persone mangiano in tempi diversi, perché mai i lattanti dovrebbero avere comportamenti diversi da noi?

Ognuno di noi è una persona diversa e ha suoi tempi e modi: anche il neonato è una persona, e avrà suoi tempi e modi. Perché pensiamo ai bambini come ad automi standardizzati?

NON c’è alcuna ragione medica o basata sulla fisiologia del lattante per dare regole così campate in aria.

Io dico sempre alle mamme che per la mia esperienza allattare è un modo privilegiato per scoprire “chi è” questa piccola persona che è uscita dalla mia pancia. Se invece di guardare l’orologio guardassimo i bambini, sarebbe più facile capire se sono tipi che hanno bisogno del loro tempo, di pause, i “riflessivi”, oppure quelli “toccata e fuga”, che non ammettono indugi.  E non c’è il modo “giusto” e quello “sbagliato”, c’è il “tuo” bambino, con le sue caratteristiche e il tuo temperamento, che va accolto e rispettato.

Inoltre non è neanche logico pensare che il bambino al seno faccia sempre la “stessa cosa”. In che senso (immagino facce perplesse)? Nel senso che se io faccio colazione ci metto un tempo diverso che quando ceno. E se vado a pranzo fuori al ristorante ci metto molto di più che quando sto da sola a casa. A volte ho molta fame, poi, e mi spazzolo il piatto, altre volte lavoro mentre mangio e mi distraggo quindi ci metto il triplo del tempo.
I bambini non sono esseri strani provenienti da un altro Universo. Anche loro non fanno tutti pranzi, ma pranzi, cene, colazioni, merende, spuntini. Anzi, se proprio devo essere precisa, non fanno esattamente neanche questo, perchè il seno per loro è molto di più che il solo mangiare (leggi qui), quindi dare loro dei tempi è totalmente arbitrario! È come se qualcuno ti obbligasse a stare davanti al piatto o te lo togliesse mentre stai ancora mangiando. Tu cosa ne penseresti? Probabilmente protesteresti, no?

Aspettarsi quindi che un bambino al seno faccia intanto sempre la stessa cosa negli stessi tempi è totalmente illogico, come conferma l’osservazione quotidiana dei bambini che poppano. Inoltre è altrettanto illogico che i bambini siano tutti uguali, e che restino sempre uguali crescendo. Cosa possiamo aspettarci allora quando stanno al seno? Non c’è davvero nessuna regola? (prossimo articolo)

Invece di guardare l’orologio, perché non guardare allora ai bambini?

Ogni bambino sa, in quel momento, cosa vuole e in quanto tempo lo vuole.
Allattare è una relazione, come scrivo spesso, e come tutte le relazioni, è personale e dinamica. Per farla funzionare serve osservazione e ascolto, non regole sterili nate senza vera conoscenza della fisiologia. Infatti, devi sapere che le regole sono nate nei decenni in cui l’alimentazione artificiale veniva considerata normale e presa a riferimento. Ti sembra strano? Allora vai a vedere cosa c’è scritto su una scatola di formula: un numero di pasti fissi, con una quantità sempre uguale. Capito ora?
Allora chi ti dice di guardare l’orologio, così come la bilancia, o le pause fisse, i ritmi prestabiliti, le “poppate a richiesta, ma non prima delle 2 ore”, senza forse neanche rendersene conto, si è fatto influenzare da questa cultura del biberon.
Ma allattare è un’altra cosa :) . Allattare riguarda te e tuo figlio. E se tra n anni avrai un altro figlio, riguarderà te e quell’altro figlio, e così sarà di nuovo diverso.

Se allora la vostra relazione sta funzionando bene, non avete alcun problema di gestione, il tuo bambino cresce secondo la sua curva di crescita, l’orologio non vi serve proprio a niente.  Certo, se invece la durata delle poppate ti sta creando dei problemi, per esempio se il tuo bambino sta attaccato più di un’ora e appare sempre insoddisfatto subito dopo, forse c’è qualcosa che non va, allora vale la pena che tu mi chiami e venga a farti vedere: forse c’è qualcosa che va corretto nel vostro allattamento. Ricorda: ogni allattamento va valutato nel suo complesso, soprattutto quando qualcosa sembra non funzionare, con l’aiuto di una persona qualificata.

Ma se ti hanno detto che tenerlo più di n minuti non va bene perchè… ti vengono le ragadi/non si prende il secondo latte/prende solo aria/gli verranno le coliche/non puoi diventare schiava dell’allattamento/devi dargli delle regole/dopo quel lasso di tempo non serve più perché ha già preso tutto quello che gli serve/e chissà che altro? (Se hai altre motivazioni più o meno plausibili, ti prego di scrivermi, così aggiorno la lista.)
Tutte baggianate, cara. Ma te lo spiego in dettaglio in un prossimo articolo.

 

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- Dopo quanti minuti devo passarlo al secondo seno?
- Vanno bene poppate lunghe due ore?
- Come faccio a capire se ha mangiato abbastanza?

- E se volessi dargli un minimo di regolarità?

 


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