“Ho dolore ma l’attacco va bene”. Cosa succede quando ti fanno credere che il dolore sia “normale” nell’allattamento.

Quando si parla di allattamento succedono dei fenomeni molto strani, che mi dicono che c’è ancora molta strada da fare per far considerare finalmente l’allattamento come tutti gli altri fondamentali aspetti di salute.

Uno degli esempi eclatanti accade sempre più spesso negli ultimissimi anni, non più di tre o quattro.

Infatti, devi sapere che, fino a pochissimi anni fa, di allattamento nessuno sapeva niente, né se ne preoccupava, non se ne parlava, tranne ovviamente noi quattro gatte Consulenti.

Ultimamente per fortuna, un po’ per l’allarme nato dai tassi drammatici italiani e esteri, un po’ per l’interesse cresciuto anche grazie proprio alle insistenze nostre e di un manipolo di pionieri coraggiosi e insistenti, un po’ grazie a Internet, se ne parla sempre più spesso, e meno male!

Così, ecco che ultimamente arrivano in ambulatorio o mi scrivono mamme che dicono che il loro allattamento ha dei problemi, ma sicuramente non serve che io veda la poppata perché “l’attacco va bene”. O mamme sui social che, all’invito di andare a farsi vedere di persona, rispondono che il bambino è certamente attaccato bene, perché hanno guardato le foto sul libro X o sul sito Y, o sono state guardate da n persone che hanno detto loro che era tutto ok.  Spesso vengono incoraggiate a insistere ignorando il dolore perché il seno deve abituarsi o fare un presunto callo (leggi qui). Per non parlare dei gruppi dove vengono postate foto con la richiesta “mi controllate se questo attacco va bene?”, come se bastasse una foto a determinare un attacco corretto… e spesso in queste situazioni, dicono che hanno ricevuto pareri sulla correttezza di quell’attacco o sulla bontà di quella poppata da più persone più o meno qualificate. Leggi per esempio qui l’epilogo della storia di Natasha.

Eppure, loro hanno dolore, hanno le ragadi (e/o il bambino non cresce, o sta sempre attaccato, o le poppate sono interminabili, cose che sono correlate al dolore e alle ragadi e chiaramente peggiorano il quadro e di conseguenza anche l’ansia e le preoccupazioni dei genitori)… insomma tutti quei segnali chiari che a una Consulente in allattamento, formata ad hoc, dicono come un semaforo lampeggiante “attenzione, c’è qualcosa che non va”.

Quando davanti a questi segnali io dico alla mamma: “vieni a farti vedere, perché ci sono tutti i motivi per pensare che c’è qualcosa da correggere, lei risponde che è scoraggiata, perché le hanno già detto che in realtà l’attacco è corretto (come se ci fosse solo l’attacco da guardare! E come se fosse semplice da vedere :/ ), evidentemente è lei che non va, che non è idonea ad allattare, che evidentemente non produce abbastanza latte, tutte riescono ma lei no, è sfortunata, e quindi è inutile che la veda l’ennesima persona.

Generalmente questa mamma rinuncia a cercare la causa del suo dolore e del suo problema di allattamento.

Talvolta questa mamma in qualche modo riesce ad andare avanti lo stesso nell’allattamento, spesso soffrendo come un cane, e poi a un certo punto il dolore scema e sparisce, senza che lei abbia capito il motivo.

Altre volte, le cose vanno peggio ancora, perché la situazione non si sistema spontaneamente, e la mamma smette precocemente di allattare.

La delusione è così forte che non ne vuol più sentir parlare, e ancora peggio, andrà in giro a dire che il dolore in allattamento è normale, quasi obbligatorio, un viatico da passare. Che lei si è fatta controllare l’attacco da tutti, e che bisogna rassegnarsi a quel dolore. Che tutte le sue amiche lo hanno avuto quindi è evidente che si debba passare tutte da quel calvario (leggi qui sulla differenza tra ciò che è normale e ciò che purtroppo oggi accade di frequente).

Così avremo un sacco di danni da questa situazione.

Il primo danno è stato fatto a quella mamma e a quel bambino.

-       Alla mamma nell’immediato, perché ha dovuto vivere il puerperio – che già quando va liscio è comunque, soprattutto al primo figlio un momento delicato, dove con tutta la buona volontà la mamma si sente più fragile, più insicura, ha tanti dubbi e preoccupazioni – con ulteriori ansie, problemi, dolore.

E perché anche se non porta a una fine anticipata dell’allattamento, spesso lo fa stentare per settimane se non mesi, con ansie e insicurezze continue.

-       Alla mamma nel lungo termine, perché avrà un ricordo pessimo dei primi momenti, con rammarico, rabbia, tristezza, se non addirittura senso di colpa, come se fosse stata sua responsabilità e non di chi non l’ha aiutata correttamente.

-       A quel bambino, che probabilmente sta faticando a poppare correttamente, e forse non sta crescendo neanche a sufficienza.

Così spesso viene anche sottoposto a più visite e verifiche pediatriche, o prelievi per ittero alto, ecc

-       Ad entrambi, perché come detto anche sopra è un allattamento a rischio, che spesso si interrompe precocemente e infelicemente

Ma non basta, i danni sono anche nel medio-lungo termine, e a cerchi concentrici arrivano anche molto lontano:

-        In futuro verso un altro figlio: non hai idea di quante volte le mamme dicono che al ricordo di quello che è successo, al figlio successivo non ci proveranno per niente o in casi estremi dicono che non vogliono più un altro bambino! Questo è un problema nascosto di cui nessuno parla, un danno gravissimo dei problemi del puerperio…

-       Alle sue amiche, colleghe e parenti, per non parlare dei social dove si raggiungono potenzialmente migliaia di persone, perché in totale buona fede giurerà e insisterà che lei ha fatto di tutto, che il dolore è irrisolvibile, inducendo così senza volerlo altre donne a commettere gli stessi errori e non andare a cercare aiuto se dovesse accadere anche a loro.

Purtroppo, dato che le donne vengono ascoltate poco, tutto questo riguarda MIGLIAIA di donne ma viene sottaciuto, minimizzato, ignorato, addirittura ridicolizzato.

Ma non è così! Il dolore è sempre il segnale del corpo che ci dice che qualcosa non va, che dobbiamo andare a vedere cosa succede: il seno non fa eccezione (leggi qui).

Se tu hai dolore, ti prego, non fermarti nel cercare la spiegazione: sì, forse ti hanno vista 20 persone diverse, e nessuno ha saputo dirti perché senti dolore. È un limite di chi ti ha vista, non tuo. Noi operatori dobbiamo essere onesti quando non capiamo le cause di un problema. Io ci ho messo anni e anni per essere in grado di valutare veramente una poppata in tutte le sue sfumature, e spesso ho chiesto aiuto a colleghe più esperte di me. E tra 10 anni sicuramente riuscirò a risolvere più situazioni di quelle che riesco a risolvere oggi.  La stessa Scienza non ha ancora tutte le risposte. Quando io allattavo il mio secondo figlio, 22 anni fa, è stato scoperto per esempio il riflesso di emissione molto forte, che io ho, e che aveva dato diverse difficoltà a suo fratello quando lo allattavo. La prima volta che ho sentito parlare di frenulo corto è stato in USA quasi 15 anni fa, prima di allora mai nessuno guardava il frenulo… Quante cose non sapevamo allora? Situazioni che invece oggi sappiamo come affrontare.

Quindi se tu hai difficoltà, rivolgiti a un professionista con preparazione specifica… spesso gli operatori della salute non hanno una preparazione ad hoc per la risoluzione dei problemi in allattamento, o solo per una parte di essi. Ognuno ha sue specifiche aree di competenza o di esperienza, non possiamo essere tutti “tuttologi”. In queste situazione è importante trovare chi tempestivamente può individuare e aiutarti a risolvere la causa del tuo dolore.

Allora cosa altro c’è oltre l’attacco? Cosa dobbiamo fare se c’è dolore o ragadi?
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photo credits: https://www.romper.com/p/can-breastfeeding-cause-depression-theres-a-lot-to-consider-54518


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