Cronache da un campo profughi – 1

Da mesi avevo visto l’appello di una ONG che si occupa di aiutare madri e bambini nelle situazioni di emergenza,,, perchè sono la fascia pi+ debole, più a rischio, anche di morte e malattia. Cercavano proprio gente come me, IBCLC e persone esperte in allattamento. Ma partire non è una cosa semplice, significa lasciare i figli da soli, il lavoro, le mamme che mi cercano qui, oltre all’aspetto economico (non hanno tanti soldi le ONG, e quindi chiedono che ogni volontario si trovi i soldi da sé).
Poi a ferragosto, rientrata dalle ferie, ecco l’ennesima chiamata, e stavolta sembra proprio l’occasione giusta! Cerco di tenere a bada la vocina nella testa che mi dice “ma dove accidenti vai!?” e mi metto in contatto con l’organizzazione, prenoto, e attacco nei ritagli di tempo a studiare la valanga di documenti (in inglese ovviamente) che mi mandano…

Per ironia della sorte, nel frattempo mi trovo a cesellare un altro articolo per il sito dal titolo “Allattare nelle emergenze: perché soprattutto durante un terremoto o altre situazioni di crisi allattare deve essere difeso e sostenuto”, scritto (e ancora a metà) a seguito del terremoto del 24 agosto in Centro Italia, mentre sono in attesa all’imbarco per il volo che mi porterà in un campo profughi greco ad aiutare madri e bambini.
Eh sì, perché ci sono tante situazioni drammatiche tutti i giorni in molte parti del mondo, e in tutte, quale che sia la causa, la parte più debole e a rischio di morte, di malattia, di danni alla salute o alla crescita sono sempre loro in primis, i bambini. E poi le donne, in particolare in gravidanza.
Allattare li protegge e garantisce loro la migliore chance di sopravvivenza e salute migliore, in modo economico, pratico, efficace, con vantaggi a lunga scadenza sia fisici che psicologici e relazionali .. ecco perché sono in volo verso Salonicco.
Parto pensando anche al Centro Italia…
Arrivo a Salonicco all’ora di pranzo, c’è un bus che passa solo ogni mezz’ora ma è troppo pieno e devo aspettare all’aeroporto per arrivare in piazza Aristotele per poi prendere un taxi (così ri risparmia un po’).
Segue un viaggio in taxi comico, col tassista che non aveva idea di dove fosse la casa e si rigirava tra le mani un “Tuttocittà” locale (ho beccato l’unico senza navigatore?) e che alla fine convintissimo mi ha scaricata davanti a una casa di una signora molto perplessa nel vedere entrare una tizia con valigia che non parlava una parola di greco…
Arrivata finalmente alla casa in un ambiente tutto al femminile, pronta a riesumare il mio inglese, e trovo 3 italiane!


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